Cabala del cavallo pegaseo con l'aggiunta dell'asino cillenico

Sonetto in lode all'asino
Oh sant’asinità, sant’ignoranza,
Santa stoltizia, e pia divozione,
Qual sola puoi far l’anime si buone,
Ch’uman ingegno e studio non l’avanza!
Non gionge faticosa vigilanza
D’arte, qualunque sia, o invenzione,
Né di sofossi contemplazione
Al ciel, dove t’edifichi la stanza.
Che vi val, curiosi, il studiare,
Voler saper quel che fa la natura,
Se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura,
Ma con man gionte e ’n ginocchion vuol stare
Aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
Eccetto il frutto dell’eterna requie,
La qual ne done Dio dopo l’esequie!
A l’Asino Cillenico
Oh beato quel ventr’ e le mammelle
Che ti ha portato e ’n terra ti lattaro,
Animalaccio divo, al mondo caro,
Che qua fai residenza e tra le selle!
Mai più preman tuo dorso basti e selle,
E contra il mondo ingrato e ciel avaro
Ti faccia sort’ e natura riparo
Con si felice ingegno e buona pelle!
Mostra la testa tua buon naturale,
Come le nari quel giudizio sodo,
L’orecchie lunghe un udito regale,
Le dense labbra di gran gusto il modo,
Da far invidia a’ dei quel genitale,
Cervice tal la costanza, ch’io lodo.
Sol lodandoti godo:
Ma, lasso, cercan tue condizioni
Non un sonetto, ma mille sermoni.

Giordano Bruno, 1585