Poesia

   Lavorando in campagna, cercando l'armonia con piante, animali e persone, ci si trova spesso a riflettere. L'attività fisica all'aperto, il silenzio, lo stretto contatto con la natura favoriscono la formulazione di idee e l'organizzazione dei pensieri. Certi angoli della fattoria sono veri e propri pensatoi.

Gli animali e le piante non hanno festività sul loro calendario e devono essere accuditi anche a Natale e a Pasqua. Spesso si è già in loro compagnia all'alba, si è con loro al tramonto o persino la notte. Grazie a loro il nostro primo ed ultimo sguardo è rivolto alla contemplazione della bellezza di tutto ciò che ci circonda. Quando il bello entra nella nostra mente e nella nostra anima  diventa parte di noi.

 

buona domenicaUna buona Domenica

Amo questo freddo invernale
che condensa nella notte tutti i respiri
e dona a Faenza un'alba così limpida
da far svettare Monte Mauro dietro la collina.
L'aria è sana, gli uccelli festeggiano
e le asinelle appena svegliate
brucano tranquille sotto gli ulivi
dove l'erba non è sporcata dalla brina.

[Mauro Lombardi, 30 Dicembre 2012]

 

pianura operosaPianura operosa

Un giorno forse non riuscirò più a deligere
il silenzio delle campane delle pecore
e il rumore della pianura dove scorre l'Emilia.
Quel giorno sarà il più triste
e i cani smetteranno di abbaiare.

[Mauro Lombardi, Dicembre 2012]

 

I due pennelli e Orione

Stupenda notte di collina senza Luna,
il freddo e il silenzio ti rispettano.

I due cipressi, pennelli inofuscabili,
continuano a disegnare le stelle.tramonto calanchi

Notte stellata mi ricordi l'Africa Australe,
ma ecco lì Orione che mi riporta casa.

[Mauro Lombardi, Gennaio 2013]

 

È già buio

"Luna! Maya! Dove siete?"
Asinelle fuggiasche.

Cammino nel frutteto senza vedere gli alberi.
Se non si muovono non colpirò i loro rami.
Avverto presenze silenziose attorno a me.
Qualcuno scava piccole buche e lega i fili dell'erba.
Procedo o a tentoni e la strada si allunga
Il limite del bosco si avvicina e mi guarda.
Mi osserva nel buio come il lupo o il brigante.

[Mauro Lombardi, Gennaio 2013]

 

L’immagine dell’immobilità
asini pioggia

La pioggia mi ha distratto
mentre cercavo di sorprenderti
divertito dalla tua ritrovata bellezza.
«Ora ti lascio perché devo mettere gli asini nella stalla»

La pioggia cade piano, io corro forte.
Non è freddo, non siete fra gli ulivi.
Eccovi tranquille in fondo alla valle.
«Su, si torna al coperto nella stalla»

Entrate umide e rassegnate, sfamate.
Vi asciugo una per volta.
State immobili, allineate, affiancate,
nel tepore del pelo arruffato.

Teste basse, orecchie piegate, occhi fissi.
Li osservo e vi osservo guardare gli angeli.
La pace mi riempie il cuore e la mente.
Animali santi, ora così miti.

Ammirate questa pioggia non calda e non fredda,
che lava il mondo dei suoi peccati e che a voi non serve.
La ascoltate, la respirate, poi decidete di andare via.

Le vostre anime partite una dopo l’altra incontrano Platero,
il corpo si fa pietra pesante e il tempo ora scorre senza di voi.
Vorrei essere con voi nel vostro mondo,
ma non posso e così vi bacio e vi riporto da me.

Il ritorno è annunciato da un sospiro, da uno sbadiglio,
dalle labbra che si riuniscono. Il sangue torna a scorrere.
Le orecchie pelose e i grandi occhi mi ritrovano dov’ero.

[Mauro Lombardi, Giugno 2013]

 

Nella buca di Roncomorto

Notte fonda senza Luna e senza sonno.
Notte fresca di poche lucciole e grilli.
Fuggo dai miei pensieri e dalle luci della città.

Il vento lieve incontra le foglie dei ciliegi
e disturba il silenzio, disturba la quiete delle pecore
che immobili appaiono cadute in un incantesimo nella valle.

Una campanella e un belato tanto attesi mi riportano sulla terra.
Vago incerto verso il bosco, verso l’ultimo recinto.
Scavalco la rete e mi siedo piccolo sotto l’universo stellato.

La bosca è il manto di un drago addormentato che veglia su Roncomorto.
Sulle anime straziate che condividono i rifugi con le volpi.
E veglia su di me che temo i miei fantasmi notturni.

Mi stendo e con gli occhi riempio il cielo di stelle
cercando nei miei pensieri il ricordo della via lattea.
Paura dall’ignoto invisibile e serenità dall’immenso luminoso.

Vi chiamo dolce e piano. Torno a chiamarvi: «Maya, Luna Chanel»!
Nulla. L'oscurità è una nebbia che parte a dieci passi da me.
Poi vedo un’ombra grigia indefinita e lontana. Immobile.

È la Bestia del Gévaudan che è venuta a mangiarmi.
È uno dei caduti di Tebano che ritorna a casa.
No, è Maya. «Dolce Maya, sei tu: lo so e ti ho riconosciuto».

Il tuo muso infarinato mi basta per non sentirmi più solo.
Poi arriva il suono dei tuoi piedi ed il profilo delle tue orecchie.
Poi lo sguardo curioso, il respiro dolce e il muso morbido.

Poi dal nulla arriva Luna che mi cerca e mi saluta.
Torniamo a casa e Faenza ci riporta alla realtà
con luci abbaglianti che sfidano il drago di Roncomorto.

[Mauro Lombardi, Giugno 2013]

 

musicanti BremaLa notte degli asini

Quiete di pochi grilli stanchi.
Luce di Luna quasi piena.
Cielo velato e brillante.
Odore di letame, fieno e rosmarino.

Aria fresca e frizzante
che allontana i bagliori sparsi
di case e città.
Ombre di cani fuggenti.
Terra bagnata e intrisa di pioggia.

Amiche stanche distese sulla sabbia
meravigliate di vedermi arrivare all’alba.
Scarpe che affondano.
Zoccoli che scivolano.

Un raglio sgraziato chiude la notte
e già non è più notte.

[Mauro Lombardi, Luglio 2014]

 

Asini: esseri poetici; Omaggio a Jiménez

Notte di stelle fresca, serena e senza Luna;
le somarelle nascoste nel buio mi aspettavano non lontane del recinto;
sono spuntate dal nulla e lente si sono radunate al cancello;
mi hanno salutato con dolcezza e mi sono trovato 1, 2, 3, 4,
5 e 6 testone appoggiate addosso;
due grandi sulle spalle, una pesante sulla schiena,
una ossuta sulla testa, una calda sul ventre
e una piccola fra le gambe;
un grande abbraccio profumato di mentuccia; 6 musoni che mi annusavano,
6 amiche che mi respiravano
scambiando tepore per tepore;
poi la prima ha preso la via con la testa bassa
per guardare meglio il terreno ed evitare gli ostacoli;
le altre l'hanno seguita con lento incedere
distanziate il giusto per disegnare un sentiero;
è il percorso di minimi ostacoli che divide il cancello dalla mangiatoia;
porta ancora i segni del fango dello scorso inverno;
la prima somarella ha quasi raggiunto la mangiatoia
mentre l'ultima si attarda aspettando il suo turno al cancello
e le altre 4 equispaziate tracciano la strada a testa bassa;
infine formano un cerchio, sollevano le teste
e iniziano a riempire la pancia di fieno
e la notte di un rassicurante concerto di molari e di sospiri.

[Mauro Lombardi, Settembre 2014]

 

la pioggia di un Novembre di sole

La fine di Novembre 2015
ci trova ubriachi di sole, libertà e felicità.
Attivi, operosi e ordinati
come le api sull'edera in fiore in questa estate imprevista.

L'autunno finisce poi per sorprenderci con una pioggia
di acqua dolce che non ferisce e non fa paura.
Non è freddo e bruciare querce nella stufa
è peccato come far spazio alla vita cercando la morte.

Il fuoco si spegne con il temporale
che scioglie i castelli di sabbia e disperde i cumuli di merda del recinto.
L'acqua caduta lascia facce bagnate, lunghe e indifferenti
sotto orecchie fredde e piegate dalle quali sgrondano gocce copiose.
Uno sguardo d'asino lieve e sicuro ci interroga sull'essere e sull'avere, sull'amare,
prima di scuoterci l'anima con un raglio potente ma subito soffocato.

Prova scientifica del somaro scienziato,
aria emessa per dimostrare che l'amore è trasparente, insapore e inodore.
Inutile come l'aria che prende la forma dei corpi di persone e animali.
L'Amore non serve a nulla, come l'aria, appunto,
per l'asino è sforzo pneumatico vano, spesso accompagnato da un peto,
un innaturale richiamo/lamento che espone la preda al pericolo,
alle grinfie di leonesse stanche, smarrite e affamate.
Ma l'asino non può trattenere l'aria nel ventre e ne fa grida sonore.

Pioggia cara che finalmente mi dai baci e carezze,
che mi rendi bello, giovane e forte e fresco come l'olivo immortale.
Pioggia che accompagni i passi del cacciatore,
che non intimorisci il lupo nero.
Pioggia che non mi fai più paura.
Ora il cuore ha ritrovato il suo posto nel mio petto,
il sangue caldo è tornato a correre nelle vene
per donare piaceri ed emozioni al corpo ed alla mente.
Musica che sei pioggia e pioggia che sei musica.
Arte che mi pervadi, segno scuro che lega il muso alla coda
come riga mulina che scorre fra muso e culo,
in un viaggio o in un sogno di cuore e di mente.

Ma ora è già la domenica di campane a festa,
di profumo di ristorante, di pace e di sole.
E l'asino torna a brucare sereno, quasi felice.

[Mauro Lombardi, Novembre 2015]

 

Il cavallo e l'asina

Oh cavallo
oh destriero
oh focoso puledro,
castrato per soddisfare
ragazzine stupide e viziate.
Hai sacrificato il tuo amore vero
per chi dice di amarti ma ti tradisce
e mente subito a te e dopo a se stessa,
da quando ha provato a domarti e ad amarti.
Ma chi doma non ama: chi ti carezza poi ti sella!
Dolci carote non fanno l'aria pura e il guardo lontano
e nitrisci ora nell'ammoniacale disperazione del ricordo
in scatola fra un fine settimana e il successivo, se non piove.
La principessa ora ha il suo cavallo, ma non è più fiero stallone
da correre felici incontro alla vita e alla gioia; è un tardo castrone.
L'asina lenta morde povero fieno e ti pensa e ha solo gran pena di te.
Respira felice, beve acqua pura, ha docili orecchie e saggezza negli zoccoli.

[Mauro Lombardi, Febbraio 2016]

 

unedoUnedo

Effimera morsa di ghiaccio che nella notte
hai congelato i respiri e le frasi d'amore
regalandomi al risveglio questa imprevista
bellissima visione fatta di trasparenza cristallina
nata come per magia dalla nebbia più fitta.

Gli uccelli ora fanno festa in un giardino di brina
mentre agli asini è gelato il raglio per lo stupore.

Fa freddo, ma il coriaceo corbezzolo è in fiore
e il prossimo anno matureranno ancora i suoi dolci frutti
e io potrò assaporarli nelle più belle giornate d'autunno.

Osservo questa miriade di fini aghi bianchi,
che svelano i particolari nascosti del mondo
e aspetto fiducioso il sorgere della Stella del mattino.

[Mauro Lombardi, Dicembre 2016]

 La finestra all'alba

Bisogna fermarsi a respirare questo tempo, quest'aria fredda,

appoggiarsi al davanzale e farsi svegliare dall'alba,

dal rito del domani che si fa oggi,

prima che tutto si tinga di rosso e di arancio.

Quando nella pianura lavorano solo le fabbriche

donando bianche nubi di vapore a un orizzonte di foschia.

Ora che un suono di mille ruote e marmitte si desta

e inizia il vento costante della città, un treno continuo

che scorre sull'Emilia e mi separa dal mare.

Soffia dietro al rimbalzare dei bai dei cani sulle colline,

soffia lontano da voli e canti di tanti uccelli vicini

e soprattutto lontano da me e da te.

[Mauro Lombardi, Novembre 2018]