Orto dei Miracoli: frutta e verdura per quattro stagioni

   Quando ero piccolo vedevo i miei nonni lavorare nell'orto per interi pomeriggi e mi chiedevo dove trovassero la forza per continuare a sollevare la zappa sulla testa ed affondarla in profondità. Io la zappa non riuscivo quasi a sollevarla. Dopo aver sudato tanto per spezzare la terra dell'orto c'era il periodo in cui i nonni innaffiavano continuamente le piante che sembravano essere nate per miracolo e infine davano tanta verdura per tutta l'estate.Rinaldo mais

Ogni giorno nell'orto c'era qualcosa da fare, era un lavoro infinito e ciclico. Il nonno Rinaldo curava più orti che raggiungeva con il suo motorino. Si svegliava all'alba e andava a dormire molto presto e ci portava sempre sporte cariche di primizie che facevano contenti mia mamma e mio babbo.

I piselli erano i miei preferiti. Si arrampicavano sui rami e le canne formando un tunnel verde dentro il quale mi nascondevo aprendo i bacelli e sgranandoli, uno dietro l'altro, direttamente in bocca. A volte accaldato, mi addormentavo sotto quelle foglie verdi, steso direttamente sulla terra soffice con le formiche che mi camminavano sulle gambe o mi entravano nei sandali. I fiori gialli e arancioni delle zucchine (in romagnolo li chiamiamo 'zuchetti' con la zeta della nostra terra) erano una golosità: la mamma li trasformava in squisite frittelle come le aveva insegnato la nonna quando lei era piccola.

Ricordo un libro per bambini che insegnava i rudimenti dell'orto, ma era troppo primitivo. Fu il nonno Rinaldo ad affidarmi una piccola zappa e i semi per fare il mio primo orto. Zappai un pezzo di terra di 3 m², lo delimitai con dei mattoni, lo concimai (in modo esagerato) con terriccio, sabbia, fertilizzante e letame. Vi piantai i semi, innaffiai abbondantemente e mi misi ad aspettare. Avevo distanziato le buche come mi aveva spiegato il nonno e messo il numero di semi consigliati: fava, fagioli di varie forme e colori, fagiolini, piselli, mais e girasoli.

orto zappatoPresto spuntarono i germogli che innaffiavo con gioia. Chiamavo tutti ad ammirare il mio orticello e mi sentivo così orgoglioso di aver fatto tutto da solo e di aver ottenuto questa foresta in miniatura a partire da pochi piccoli semi. Il nonno mi dava le canne per far arrampicare i piselli e i fagioli i cui fiori colorati diventavano verdura. Anche il mais e i girasoli crescevano altissimi, ma il raccolto non mi interessava molto; il bello era proprio "fare l'orto".

Ogni anno allestivo l'orto senza fare troppa attenzione alle date della semina. La terra arricchita di sabbia, la concimazione e l'irrigazione abbondanti facevano crescere tutto rapidamente in modo rigoglioso. Mi piaceva tanto pulire e riporre i miei attrezzi come faceva il nonno: la paletta da giardiniere rossa che mi aveva regalato il babbo e il piccolo rastrello che usavo per raccogliere le erbacce e livellare la terra.


Questa è la magia che sanno apprezzare i bambini: toccare la terra, lavorarla con le mani, osservare la nascita e la crescita delle piante dal seme al frutto. Osservare l'importanza del sole e dell'acqua e dello scorrere del tempo. Apprezzare il valore del lavoro, della fatica che porta a un risultato concreto ed evidente. Fare ginnastica a contatto con la natura. Relazionarsi con i genitori ed i nonni per apprendere ascoltando, guardando e facendo assieme. Tutti dovrebbero assistere direttamente alle meraviglie del mondo vegetale. L'orto scolastico o famigliare dovrebbe essere obbligatorio per legge.

Nel nostro orto didattico i bambini lavorano in modo autonomo o in squadre. Realizziamo orti didattici anche presso le scuole: un progetto annuale che coinvolge i bambini ed insegna la stagionalità e la vita delle piante.